Crypto regolamentate: chi resterà?

Criptovalute: nate dalla mancanza di vigilanza.
Cosa resterà quando arriveranno le regole?

Negli ultimi anni le criptovalute sono diventate un fenomeno globale, spesso percepito come una rivoluzione inevitabile. Eppure, prima di parlare di futuro, vale la pena chiedersi se la loro diffusione sia stata favorita proprio dall’assenza di regole, dalla possibilità di muovere capitali senza intermediari e dalla mancanza di un sistema di vigilanza paragonabile a quello dei mercati finanziari tradizionali. È un interrogativo fondamentale, soprattutto per chi si avvicina a questo mondo convinto che rappresenti una scorciatoia verso rendimenti straordinari.

La tecnologia su cui si basano, la blockchain, è indubbiamente innovativa. Un registro distribuito, trasparente, resistente alla censura, capace di funzionare senza un’autorità centrale. È un’idea affascinante, che ha attirato milioni di persone in cerca di autonomia e opportunità. Ma proprio questa assenza di un intermediario regolamentato è anche ciò che rende il mercato cripto così diverso, e spesso più rischios, rispetto agli strumenti finanziari tradizionali.

La volatilità è uno degli aspetti più evidenti: i prezzi possono salire o scendere del 20% in poche ore, creando un ambiente in cui l’emotività rischia di guidare le decisioni più della razionalità.
Se in borsa un -3% può far alzare un sopracciglio, nel mondo cripto è spesso solo l’inizio della giornata. Non tutti sono pronti a reggere questo livello di intensità.
A questo si aggiunge un altro elemento cruciale: la maggior parte delle criptovalute non rappresenta un’azienda, un bene reale o un flusso di cassa. Il loro valore dipende quasi esclusivamente dalla domanda del mercato, rendendole strumenti più vicini alla speculazione che all’investimento strutturato.

Il contesto diventa ancora più complesso quando si considerano i progetti nati senza fondamenta solide o, in alcuni casi, con intenzioni chiaramente fraudolente.
Il caso del “Squid Game Token” è emblematico: un token creato sfruttando il nome della serie Netflix, cresciuto del 75.000% in pochi giorni grazie all’entusiasmo virale. Poi, all’improvviso, gli sviluppatori sono spariti, il valore è crollato a zero e migliaia di investitori si sono ritrovati con un pugno di mosche. Un episodio estremo, certo, ma non isolato. La facilità con cui chiunque può creare un token e promuoverlo online è una conseguenza diretta dell’assenza di controlli.

Anche quando non si tratta di truffe, il problema degli interlocutori resta centrale. Molti utenti acquistano criptovalute tramite piattaforme non regolamentate, spesso con sede in paesi difficili da raggiungere in caso di controversie.
Se qualcosa va storto (un hack, un blocco dei prelievi, un fallimento improvviso) non esiste un ente che tuteli l’investitore. Il caso FTX* ha mostrato quanto possa essere fragile un ecosistema privo di supervisione adeguata.

A questo punto sorge spontanea una domanda: cosa accadrebbe alle criptovalute se venissero regolamentate come gli strumenti finanziari tradizionali? Se dovessero sottostare agli stessi requisiti di trasparenza, solidità patrimoniale, controlli e responsabilità, quanti progetti sopravviverebbero? Quante piattaforme potrebbero continuare a operare? E soprattutto: il mercato manterrebbe lo stesso fascino per chi oggi lo vede come un territorio libero da vincoli?

Questo non significa che le criptovalute vadano demonizzate. Sono una tecnologia interessante, con potenzialità ancora da esplorare. Ma è importante riconoscere che la loro crescita è avvenuta in un contesto unico, difficilmente replicabile in un ambiente regolamentato.

Gli investimenti tradizionali, pur meno “adrenalinici”, offrono regole chiare, intermediari vigilati, asset con valore intrinseco e soprattutto la possibilità di costruire una pianificazione finanziaria coerente

Con i propri obiettivi. Le criptovalute, invece, richiedono una tolleranza al rischio elevata e la consapevolezza che si sta entrando in un mercato dove l’improvvisazione può costare cara.

Per chi è curioso e vuole esplorare questo mondo, il primo passo non dovrebbe essere l’acquisto impulsivo di una moneta vista online, ma la comprensione del proprio profilo di rischio e del ruolo che una componente così volatile può avere all’interno di una strategia più ampia. L’entusiasmo è un ottimo motore, ma negli investimenti, soprattutto in quelli meno regolamentati, la prudenza resta il miglior alleato.

*: Il crollo di FTX, avvenuto nel novembre 2022, è stato un evento catastrofico per il settore crypto, originato dall'insolvenza causata dall'uso illecito dei fondi clienti per sostenere Alameda Research attraverso il token nativo, FTT. Il fallimento, scatenato dalla liquidazione di FTT da parte di Binance, ha causato un buco di miliardi, portando all'arresto di Sam Bankman-Fried e a una complessa procedura di rimborso.

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