La nebbia della guerra
Nella sua opera fondamentale "Della Guerra" (Vom Kriege) il generale e filosofo militare Carl Von Clausewitz descrive la nebbia della guerra come l'incertezza radicale che pervade ogni situazione di conflitto: in guerra non si ha mai un quadro completo della realtà, le informazioni sono incomplete, contradditorie o false e i piani studiati a tavolino (forse) si scontrano con il caos degli eventi reali.
Dal 28 febbraio lo scenario è cambiato ancora, notevolmente. C'è chi la definisce la Terza Guerra del Golfo e chi si spinge anche più in là, con previsioni apocalittiche di Guerra Globale.
I mercati finanziari ovviamente non sono immuni da quanto è successo e, riassumendo, le ultime due settimane sono state fortemente condizionate dall'escalation militare in Medio Oriente, innescando un'ondata di avversione al rischio che ha investito tutti i mercati globali. L'incertezza sulla durata e sull'estensione del conflitto ha mantenuto alta la volatilità per tutte le prime due settimane di marzo.
Lo STOXX 600 europeo ha ceduto l'1,6% nella seduta del 2 marzo, per poi crollare del 3,2% il giorno successivo, colpendo tutti i settori senza distinzione. Nella seconda settimana si è assistito a un solido rimbalzo, catalizzato dalle speranze di de-escalation e dal forte calo del petrolio.
I mercati americani hanno mostrato un andamento discontinuo. Martedì e giovedì della prima settimana i cali sono stati significativi, mentre mercoledì si e registrato un rimbalzo con S&P 500 a +0,78% e Nasdaq a +1,29%, sostenuti dal settore semiconduttori e da dati sull'occupazione privata migliori delle attese.
Venerdì 6 marzo ha riportato la negatività: il dato ufficiale sull'occupazione di febbraio ha deluso pesantemente le aspettative (-92.000 posti di lavoro contro +50.000 attesi), rinnovando i timori di rallentamento dell'economia americana. Il petrolio è stato il vero protagonista del periodo. Il Brent ha toccato i 120 dollari al barile nelle fasi più acute della crisi geopolitica, per poi crollare di oltre l'11% in una sola seduta il 10 marzo, scendendo a circa 87 dollari, portando al rialzo le borse europee.L'oro ha confermato il suo ruolo di bene rifugio per eccellenza, superando i 5.200 dollari l'oncia. Anche l'argento ha beneficiato della fuga verso i porti sicuri, guadagnando oltre il 2% in area 90 dollari. Il dollaro USA si e rafforzato nelle fasi di maggiore tensione, con l'euro sceso intorno a 1,158. Lo spread BTP/Bund ha mostrato tensioni iniziali oltre i 70 punti base, per poi rientrare in area 67 pb nella seduta del 10 marzo, segnalando una normalizzazione.
Negli ultimi giorni i mercati finanziari hanno confermato il loro andamento altalenante con giornate negative ad altre di recupero e positive.
In questa situazione cosa è meglio fare? Vi riporto la risposta di un importante gestore: "In questi momenti, la cosa più intelligente da fare è non provare a fare cose intelligenti per provare ad interpretare il mercato".
Tradotto: tenere i nervi saldi, mantenere la barra a dritta e non movimentare i portafogli più del necessario (e solo se necessario).
Molti sono i nodi ancora da sciogliere e le domande su quanto avverrà alla fine del conflitto.
Nel frattempo dal Canale di Hormuz, passaggio vitale per il commercio internazionale, si contano sulle dita di una mano le navi Cargo che hanno avuto il permesso di transitare. Le informazioni ci dicono che battono tutte bandiera cinese e viene logico pensare al mitologico Generale Sun Tzu che nel suo capolavoro "L'Arte della Guerra" (scritto nel V secolo a.C.) sostiene che "il massimo dell'abilità strategica non è vincere ogni battaglia, ma rendere la battaglia inutile. Sconfiggere il nemico senza combattere è la forma più alta di vittoria perché preserva le proprie risorse ed energie, evita perdite umane, dimostra superiorità intellettuale sulla forza bruta".
Ogni riferimento a chi e a quanto avviene oggi è tutto tranne che puramente occasionale.