Verso l’infinito… e oltre!
Ricorderete la celebre frase di Buzz Lightyear, personaggio di “Toy story”, primo film della storia completamente animato in 3d? Buzz era un astronauta abituato a varcare le soglie dello spazio, soglie che oggi l’essere umano sta superando grazie alla cora per la conquista di spazi sempre maggiori nel cosmo.
Lo spazio oggi non è più solo esplorazione, è business.
Ma procediamo con ordine…
Per decenni lo spazio è stato dominio quasi esclusivo di agenzie governative (NASA, ESA, Roscosmos, per elencarne qualcuna) mosse da logiche geopolitiche e scientifiche più che commerciali. Negli ultimi quindici anni questo paradigma si è ribaltato: lo spazio è diventato un settore industriale a tutti gli effetti, con catene del valore, margini di profitto, quotazioni in borsa e, da giugno 2026, anche l'IPO più grande della storia dei mercati finanziari.
Si parla ormai correntemente di New Space Economy, un sistema che comprende lanci, produzione di satelliti, connettività a banda larga, osservazione della Terra, navigazione satellitare e, più di recente, infrastrutture di calcolo per l'intelligenza artificiale in orbita.
Il cuore pulsante di questa trasformazione è la miniaturizzazione: i microsatelliti, un tempo curiosità da laboratorio universitario, sono oggi la spina dorsale di reti commerciali che valgono decine di miliardi di dollari.
Ma cosa sono i microsatelliti? Sono satelliti di minime dimensioni (in genere tra 11 e 100 kg, con i "minisatelliti" che arrivano fino a 500 kg) che sfruttano la micro elettronica per offrire prestazioni un tempo riservate a piattaforme molto più grandi e costose, a una frazione del costo. Uniti al crollo dei prezzi di lancio, reso possibile soprattutto dai razzi riutilizzabili come il Falcon 9 di SpaceX, hanno abbattuto le barriere all'ingresso nel settore spaziale, aprendo la porta a startup, università e persino paesi emergenti.
Considerando che negli anni ’70 nascono le prime stazioni per le telecomunicazioni geostazionarie, l’accelerazione degli ultimi anni è stata esponenziale grazie a operatori privati come Spacex che ha incrementato il numero di voli, pari a circa 680 lanci dalla nascita del Falcon 9 (razzo riutilizzabile).
Le dimensioni del mercato
Le stime variano a seconda della metodologia e del perimetro considerato, ma la direzione è univoca:
Il mercato dei satelliti in orbita bassa (LEO – Low Earth Orbit), il segmento in cui operano i microsatelliti, è stimato in crescita da circa 11,8 miliardi di dollari nel 2025 a oltre 20 miliardi entro il 2030, con un tasso di crescita annuo composto (CAGR) vicino al 12%.
Alcune analisi più focalizzate sulla "costellazione satellitare LEO" indicano una crescita ancora più marcata, da circa 16 miliardi di dollari nel 2026 fino a oltre 48 miliardi entro il 2035 (CAGR intorno al 13%).
Le telecomunicazioni restano l'applicazione dominante, rappresentando la quota più ampia dell'utilizzo di banda satellitare nei sistemi LEO: internet a banda larga a bassa latenza, comunicazioni per la difesa, IoT (Internet of Things) e connessioni reti mobile. Il GPS e più in generale i sistemi di navigazione satellitare (GNSS, che comprendono anche il Galileo europeo) beneficiano sempre più dell'integrazione con costellazioni LEO, che ne migliorano precisione e resilienza rispetto ai tradizionali satelliti geostazionari.
Chi sono i protagonisti di questo mercato?
Starlink (SpaceX): la costellazione commerciale più grande al mondo, con oltre 5.000-6.000 satelliti operativi e l'obiettivo dichiarato di superare le 12.000 unità nella prima fase, fino a un piano di lungo termine che punta a oltre 100.000 satelliti.
OneWeb, Project Kuiper (Amazon), Telesat Lightspeed (Canada): le principali alternative commerciali a Starlink.
IRIS²: il programma dell'Unione Europea per una costellazione sovrana dedicata a telecomunicazioni sicure, con un budget stimato di circa 6 miliardi di euro e il coinvolgimento di Airbus e Thales Alenia Space.
Iniziative nazionali, incluso un progetto italiano sostenuto dal Ministero della Difesa e dall'Agenzia Spaziale Italiana (ASI) per telecomunicazioni e servizi IoT.
Un tema di crescente attenzione regolatoria è la congestione orbitale: la moltiplicazione delle costellazioni LEO solleva questioni di sostenibilità legate ai detriti spaziali e alla gestione dello spettro di frequenze, con contenziosi già emersi (ad esempio tra OneWeb e Starlink sulle frequenze in banda Ku).
Il caso SpaceX
Dopo mesi di attesa e un deposito confidenziale presso la SEC (1° aprile 2026), SpaceX ha fissato il prezzo di collocamento a 135 dollari per azione, offrendo circa 555,6 milioni di azioni per una raccolta di 75 miliardi di dollari: la più grande IPO della storia dei mercati finanziari, a una valutazione iniziale di circa 1,77 mila miliardi di dollari. Il debutto sul Nasdaq, sotto il ticker SPCX, è avvenuto il 12 giugno 2026.
Il titolo ha aperto le contrattazioni a 150 $ e ha guadagnato circa il 19% nella prima giornata, chiudendo a 160,95 dollari, con punte di rialzo superiori al 30% che hanno spinto la capitalizzazione oltre i 2.250 miliardi di dollari. Nei giorni successivi il titolo ha proseguito la corsa, toccando un picco che ha portato la capitalizzazione fino a circa 2.600 miliardi di dollari, superando temporaneamente Amazon.
Alla data del 8 luglio il titolo quota intorno ai 150 €, perdendo così buona parte del rialzo acquisito nelle prime giornate di quotazione.
Elon Musk, che controlla oltre l'82% del potere di voto in SpaceX, è diventato con questa operazione il primo trilionario al mondo, sommando la sua partecipazione in SpaceX (stimata inizialmente in circa 866 miliardi di dollari) a quella in Tesla.
SpaceX non è più soltanto un'azienda di lanci spaziali. Il prospetto di quotazione ha rivelato una struttura articolata in tre segmenti:
Space: progettazione e lancio di razzi riutilizzabili (Falcon 9, Starship);
Connectivity: Starlink, che ha superato i 10 milioni di abbonati nel corso del 2026 (contro i 5,5 milioni al momento dell'IPO), unico segmento già profittevole del gruppo;
Intelligenza Artificiale: a seguito dell'acquisizione di xAI (febbraio 2026), che ha portato in dote il modello Grok, il data center Colossus e importanti contratti di calcolo AI con controparti come Anthropic e Google, per un valore complessivo stimato in circa 27,8 miliardi di dollari annui.
Il primo trimestre 2026 ha mostrato ricavi per 4,69 miliardi di dollari, in crescita del 15% su base annua, a fronte di un deficit cumulato dal 2002 di circa 41,3 miliardi di dollari. La società ha esplicitamente avvertito gli investitori che la profittabilità non è garantita nel breve-medio termine: si tratta quindi di un titolo il cui prezzo riflette più le aspettative di crescita futura che i fondamentali attuali.
Come investire nel settore aerospaziale: gli strumenti disponibili
Per un investitore retail o per un cliente di consulenza patrimoniale, accedere al settore spaziale non significa necessariamente comprare azioni SpaceX (che come abbiamo visto, essendo appena quotata, presenta una volatilità particolarmente elevata). Esistono diversi strumenti, con profili di rischio e diversificazione molto diversi tra loro.
Tra gli strumenti possiamo citare le azioni singole di società del settore, gli ETF tematici focalizzati su società del settore e grandi appaltatori della difesa e le Sicav che effettuano comunque una gestione attiva tramite una selezione accurata delle società del settore.
In definitiva il settore spaziale sta attraversando una fase di transizione simile a quella vissuta da altri comparti tecnologici emergenti: da narrativa speculativa a business con ricavi ricorrenti, margini crescenti e attori del mercato quotati di dimensioni sempre più rilevanti. L'IPO di SpaceX rappresenta probabilmente lo spartiacque simbolico di questa transizione, ma non deve far perdere di vista due elementi centrali per un investitore:
La dispersione di rendimento tra i vari strumenti è ampia, e le performance passate, per quanto elevate nell'ultimo anno, non sono indicative di risultati futuri, soprattutto in un comparto ancora giovane e ciclicamente sensibile ai tassi d'interesse.
La scelta dello strumento (azione singola, ETF, SICAV) non è neutra: cambia in modo sostanziale il profilo di rischio, il livello di diversificazione e i costi impliciti, e va calibrata sugli obiettivi, l'orizzonte temporale e la propensione al rischio di ciascun investitore.
Quindi come sempre suggeriamo la scelta deve essere condivisa con il proprio consulente finanziario per comprendere al meglio le opportunità e i rischi legati a investimenti di questa tipologia.
Verso l’infinito e oltre!